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I giovani sono, in Italia come ovunque, il futuro della società e quindi il suo investimento più importante.
Tuttavia il nostro Paese, da anni, sembra aver smesso di considerarli una, anzi la, risorsa centrale e li tratta piuttosto come un problema.
Certo, i dati non lasciano molto spazio all’ottimismo: la disoccupazione giovanile è raddoppiata nel corso degli ultimi 10 anni (dati Istat), mentre dilaga il fenomeno dei NEET (gli inattivi: coloro cioè che non studiano né lavorano né sono impegnati in percorsi di tirocinio), per cui l’Italia si colloca a un poco invidiabile secondo posto tra i 35 paesi OCSE (12 punti percentuali in più della media europea). In un simile contesto, non possono stupire più di tanto i dati sull’inesorabile esodo dei giovani italiani, spesso con alle spalle un bagaglio prezioso di conoscenze e competenze, maturato nella scuola italiana, verso Paesi che promettono maggiori opportunità, orizzonti più fertili.
Agli elementi di oggettiva difficoltà (lavoro, Welfare, reddito,…) si unisce peraltro una rappresentazione spesso negativa sul loro conto, in cui i giovani vengono descritti come causa dei propri mali, perché “bamboccioni” o troppo “choosy”. Una rappresentazione sotto una cattiva luce, rinforzata, d’altra parte, da una narrazione giornalistica che enfatizza comportamenti negativi (violenza, bullismo, prostituzione a scuola/online, esibizionismo mediatico, abuso di sostanze e di tecnologia…), tendendo a generalizzarli all’intera popolazione giovanile.
Quali sono le conseguenze del crescere in questo clima culturale e sociale? Come incidono questi processi sociali sulla costruzione della personalità delle nuove generazioni? E quali conseguenze dobbiamo aspettarci selle scelte scolastiche e professionali dei giovani (scelte che costruiranno lo scenario socio-economico di domani), ma anche sui loro percorsi di impegno e coinvolgimento sociale e politico?
Al fine di inquadrare questi temi è importante il ruolo di un’attenta ricerca sociale che aiuti a sfatare pregiudizi e dia finalmente la parola ai giovani, per capire il loro punto di vista e le strategie che essi elaborano. Solo in questo modo è possibile elaborare indicazioni per strutturare un dibattito serio e fondato su dati, su una questione che è al centro del futuro del paese. Si tratta di elaborare strategie di azione e politiche capaci di investire sui giovani in un’ottica di lungo periodo. Politiche, in altri termini, capaci di futuro.