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Sono Marzia, ho 30 anni, sono un Medico Veterinario ricercatore presso la Facoltà di Medicina Veterinaria di Milano. Mi occupo di oncologia, nello specifico della ricerca di biomarcatori in linfomi e leucemie del cane, tramite la tecnica della citometria a flusso. La passione per la ricerca è nata durante il mio percorso accademico, quando già da studentessa nutrivo il desiderio di approfondire le mie conoscenze nel campo dell’oncologia. Il cane, oltre ad essere il nostro compagno più fidato, è risultato essere soggetto allo sviluppo dei tumori più frequentemente riscontarti nell’uomo. Esso infatti, vivendo a nostro stretto contatto, è sottoposto agli stessi fattori di rischio, come l’inquinamento ambientale, il fumo passivo e talvolta anche una dieta scorretta. Inoltre, diversi studi in medicina comparata pubblicati negli ultimi anni sottolineano che i tumori linfoproliferativi del cane, come linfomi e leucemie, risultano comparabili a quelli della controparte umana, dal punto di vista istologico, patogenetico, genetico e del comportamento biologico. Tra questi, il linfoma non-Hodgkin è la neoplasia più comune, rappresentando l’80% dei tumori ematopoietici del cane ed il 5-7% di tutte le neoplasie. Purtroppo però, la guarigione del cane dal linfoma ad oggi rimane una sfida. Quindi, lo scopo del mio progetto è quello di ricercare nel linfoma non-Hodgkin del cane marcatori prognostici utili a predire il decorso della malattia, per differenziare le forme aggressive da quelle meno aggressive, e aiutare il veterinario clinico nell’impostazione dei protocolli terapeutici. Si tratta di indagare marcatori antigenici tramite la tecnica della citometria a flusso e marcatori genetici tramite indagini molecolari, lavorando su cellule di linfonodo, sangue e midollo osseo, preventivamente ottenute dal paziente canino a scopi diagnostici. I risultati ottenuti dal presente progetto permetteranno inoltre di approfondire gli aspetti patogenetici e biologici di questo tumore e di migliorare il sistema classificativo che, pur essendo il medesimo utilizzato in medicina umana, presenta ancora delle lacune. Inoltre, viste le forti similitudini del linfoma canino e quello umano, il cane risulta essere un buon “modello” di sviluppo spontaneo di questo tumore, diverso dal topo di laboratorio, nel quale la crescita tumorale viene invece indotta. Per questo motivo, il modello canino suscita sempre più interesse nel mondo della ricerca oncologica, in quanto offre l’opportunità di studiare una forma tumorale che più si avvicina quelle che sono le condizioni fisiologiche e ambientali che caratterizzano lo sviluppo del linfoma umano. Credo che i risultati ottenuti dal presente progetto possano fornire informazioni fondamentali alla lotta al linfoma non-Hodgkin del cane ma anche dell’uomo, alla comprensione e all’approfondimento degli aspetti biologici di questo tumore. Credo inoltre che sia importante sottolineare come il cane abbia un ruolo prezioso nella ricerca oncologica, il che potrebbe in futuro portare all’abbandono di certi aspetti della sperimentazione animale sulle specie di laboratorio, argomento verso il quale oggi siamo tutti più sensibili.